Sergio Mora, Supersonic Cosmic Dancers, 2020, Oil On Canvas, 150×200 Cm
Sergio Mora, Supersonic Cosmic Dancers, 2020, oil on canvas, 150x200 cm

20 Maggio – 8 Luglio 2021

Sergio Mora – Cosmic Dancers

Più brillante ed esuberante che mai, Sergio Mora sbarca in Italia dalla sua navicella spaziale, partita da Barcellona, e dopo lunghi giri nell’orbita celeste è finalmente atterrato a Milano con il suo carico di danzatrici cosmiche. Un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, ma certo con quel che è successo non è colpa di nessuno.

Nato nel 1975 a Barcellona, Sergio Mora si autodefinisce pittore, illustratore e progettista. Mescolare linguaggi, agire su più campi, è una caratteristica portante nella sua poetica, e lo dimostrano i riconoscimenti ottenuti fin qui. Nel 2016 ha vinto il Latin Grammy for the Best Design per El poeta Halley di Love of Lesbian quale miglior disegno di packaging, con l’obiettivo di unire musica, letteratura e arte. Ha disegnato gli interni del ristorante Bazaar Mar di Miami progettato da Philippe Starck, lavorando sugli azulejos, ovvero le piastrelle in ceramica disegnate in blu cobalto, tipiche negli ornamenti della cultura portoghese e spagnola ma dalle evidenti influenze arabe. La collaborazione con il designer francese è proseguita con la realizzazione di un secondo ristorante, il Cleo all’interno dell’Hotel Mondrian Park avenue di New York. Nel 2017 ha partecipato a Truck Art Project, intervenendo sulle fiancate di un tir che ha viaggiato lungo la Spagna per arrivare alla fiera Arco di Madrid. Espone in diverse gallerie europee e americane.
Tornando alla musica, oltre ai riferimenti espliciti che si possono rintracciare nelle sue opere, Mora ha disegnato diversi artworks, poster e pubblicità, omaggiando Mark Lanegan e David Bowie, Pixies e Marc Parrot (cantante spagnolo, giuro non lo conosco).
Ma soprattutto pittura. Ricca, fantasmagorica, curatissima e onirica.
Per capire chi è davvero Sergio Mora, sentiamo ciò che dicono di lui i suoi amici Bruno Borrione e Mariana Casagrande:

“ ama i tori, la paella e la subcultura
ama Tiki, i tatuaggi e il punk rock
ama il dottor Spock, i Clash e l’Atomic Age
ama gli anni ’50. I Cramps e Alice nel Paese delle Meraviglie
ama il Kamasutra, David Bowie e la lucha libre messicana
ama i conigli, il circo e i camion
ama i Ramones, il giorno dei morti e l’osteria.”

Inutile aggiungere altro a un ritratto così perfetto.
E ritorniamo ora alla nostra mostra, Cosmic Dancer. Un viaggio, anzi un vero e proprio trip nella Space Age, tra nostalgia degli anni ’50, di quando il futuro era l’ottimistica proiezione del presente, di quando l’uomo sognava di alzarsi da terra per volare nello spazio accompagnato dalla colonna sonora di Les Baxter, il maestro dell’exotica.
La galleria di Antonio Colombo, ormai abituata a repentine trasformazioni, stavolta si predispone a diventare il palcoscenico per uno show senza tempo, con le cromie artificiali in un mondo in cui la plastica non era il nemico pubblico numero uno e si poteva sorseggiare un cocktail dai colori sgargianti senza sentirsi in colpa.
Entrando più nel dettaglio nel nuovo show firmato Moraland, anteprima assoluta per l’Italia, accanto agli ultimi dipinti della serie Cosmic Dancers, realizzati per l’occasione, troveremo un “vasto assortimento” della sua produzione recente, tratta dai fortunati cicli Welcome to the Paradise e The Power of Fiction. Oli su tele di grandi e medie dimensioni oltre a una decina di opere su carta dove Sergio Mora esercita la nobile arte del disegno, riprendendo ancora una volta la tecnica già sperimentato negli azulejos.

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