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29 settembre – 19 novembre 2022

Inaugurazione: 29 settembre dalle 17.30

Spesso sono i frammenti della storia, quelli meno conosciuti, da scoprire o riscoprire, a offrire spunti per leggere il presente. Partendo dall’assunto, facilmente dimostrabile che, in particolare nell’arte americana, il minimalismo ha rappresentato la linea dominante protrattasi fino a oggi, esistono però varianti culturali e visive che hanno riflettuto sugli elementi decorativi, sulla compresenza di materiali “estranei” provenienti da forme minori o dalla cultura di massa.
Oggi parliamo più facilmente di contaminazioni, le continue incursioni tra alto e basso sono un lascito coerente del postmoderno; negli anni ’70, invece, non era così e infatti la breve avventura di Pattern and Decoration, a cui si ispira questa mostra, ha rappresentato un’eccezione che i nostri tempi leggono come un’espressione assolutamente preveggente.
Sorto a New York nel 1975, Pattern and Decoration non è esattamente un movimento o un gruppo ma più che altro una tra le reazioni più significative al minimalismo e all’arte concettuale. Alcuni pittori astratti di diverse generazioni – come Valerie Jaudon, Joyce Kozloff, Miriam Schapiro – si riunirono a Manhattan, per discutere delle nuove tendenze decorative. Pattern and Decoration si è concretizzato in una serie di incontri pubblici, eventi, conferenze e nella prima collettiva Ten Approaches to the Decorative. Il riconoscimento da parte della critica fu immediato, così come il successo commerciale. Sostenuto e promosso dalla gallerista Holly Salomon in primis e da critici influenti del tempo, Pattern and Decoration ottenne buona visibilità sia in America, con la mostra Pattern Painting al PS1, sia in Europa, grazie alla prima esposizione oltreoceano al Palais des Beaux Arts di Bruxelles.

Ciò che ci portiamo dietro dal fatto storico, in questa interessante mostra ideata dalla Galleria Antonio Colombo, è innanzitutto il riscatto del pattern da una posizione secondaria, subordinata e accessoria. Partecipano a Now and Ever. Pattern and Decoration il francese Lucas Beaufort, nato a Cannes nel 1981, gli americani Jacob Hashimoto, nato a Greeley (Colorado) nel 1973, Andy Cruz di House Industries, fondata assieme a Rich Roat nel Delaware degli anni ‘90, e Barry McGee, nato a San Francisco nel 1966. Due le presenze femminili: Fulvia Mendini, nata a Milano nel 1966 e Tarsila Schubert, nata in Brasile nel 1987.
I lavori degli artisti in mostra sono tra loro molto diversi, eppure accomunati dall’operare attraverso le influenze che vanno oltre l’accademismo, dall’abbattimento del confine tra arte e design, e dall’indistinzione programmatica tra motivo e decorazione senza confine tra sfondo e primo piano. Caratteristica comune tra i lavori è che non c’è enfasi sugli aspetti specifici della composizione che copre la superficie da un bordo all’altro in un design omnicomprensivo, con una varietà di media utilizzati, che vanno dalla pittura, anche su materiali non convenzionali, alla ceramica, alla litografia, al tessuto.
Andy Cruz di House Industries è fra gli interpreti più interessanti dell’arte tipografica, già presente nella storia del costume e della comunicazione visiva attraverso la reinvenzione di segni come logotipi e monotipi. Interprete della cultura hot rod attraverso grafica, design, e illustrazione con fantasia street, assieme a Shepard Fairey è autore del nuovo logo di Los Angeles. Lucas Beaufort nasce street e sempre più entra nell’arte vera e propria con segni che ricordano le scie di uno skate, unendo elementi di figurazione e astrazione.
Tarsila Schubert lavora con la ripetitività del segno e sapienza coloristica che le consente di spaziare in tutto il mondo freneticamente tra murales e opere di piccolo formato. Jacob Hashimoto crea mondi molto complessi attraverso strutture modulari polimaterichecon riferimenti al mondo dei videogiochi, della cosmologia e dei paesaggi astratti.
Barry McGee è da decenni protagonista della scena street californiana, pioniere del movimento Mission School, autore di grandi opere pubbliche e di continue incursioni nelle tribù culturali giovanili. Fulvia Mendini, il cui lavoro si focalizza sul mondo della natura e dei ritratti, con un’attenzione minuziosa per i dettagli decorativi e gli equilibri cromatici, sperimenta una progressiva contaminazione tra la pittura figurativa e il suo superamento nel pattern e nella decorazione parietale.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo con testo di Luca Beatrice.

Barry McGee, Untitled, 2022, Acrilico, Gouache E Aerosol Su Carta, 63,5 X 91,4 Cm

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