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Max Rohr – Somewhere/Sometime

14 maggio 2026 – 17 luglio 2026

Opening: martedì 14 maggio 2026 ore 18.00

Max Rohr

Somewhere/Sometime

a cura di Sergio Tossi con un testo di Lorenzo Bruni

La mostra personale di Max Rohr alla Colombo’s gallery di Milano, dal titolo Somewhere/Sometime, segna un ritorno importante per il pittore di Bolzano, attivo dalla fine degli anni ’80. Dopo alcuni anni di ritiro volontario dall’intensa attività espositiva, Rohr presenta una nuova produzione composta da opere su tela e su carta. Il ciclo più recente, realizzato indicativamente tra il 2024 e il 2026 ed esposto qui per la prima volta, comprende ventuno dipinti di vario formato e una serie di lavori su carta in disegno a tecnica mista. Queste opere sono messe in dialogo con altre provenienti da cicli precedenti, al fine di evidenziare continuità ed evoluzione di una ricerca tra le più originali nel panorama pittorico italiano contemporaneo.
Le ambientazioni delle opere recenti sono caratterizzate da paesaggi naturali e montani in cui il colore terso e il disegno netto, uniti a una luce diffusa, collocano le scene in una dimensione a-storica, sospesa e quasi al limite della narrazione fiabesca. I soggetti — adolescenti o giovani figure che in alcuni casi si ibridano — sono colti in momenti di intensa concentrazione interiore, in uno stato che può evocare una rivelazione mistica ma che sembra piuttosto legato alla ricerca di trovare il giusto equilibrio tra il loro essere e l’occupare quello specifico paesaggio di pace tentando di creare un giusto confronto con le memorie delle generazioni che li hanno preceduti. Questo confronto si costruisce anche attraverso elementi ricorrenti come le mani, che spesso si moltiplicano, che suggeriscono il rapporto con altre presenze, e la casa, che appare in trasparenza nei corpi come segno di radicamento, memoria e possibile ritorno.

Nel suo testo, Lorenzo Bruni descrive questo ciclo come il “configurarsi di uno spazio autonomo, in cui figure, oggetti e frammenti di paesaggio non descrivono il reale ma lo attraversano, dando forma a una dimensione sospesa tra memoria e immaginazione. Un universo visivo in cui il tempo non è lineare ma circolare, e in cui ogni immagine — più che rappresentare — sembra riemergere, come testimonia anche l’opera Never Alone del 2023. È in questo contesto che le trasparenze dei corpi fanno affiorare l’archetipo della casa e, soprattutto, in cui il concetto di loop narrativo assume un ruolo centrale. I margini del quadro, infatti, non delimitano più la scena, ma la mettono in continuità come accade quando le gambe di una figura si interrompono al limite della tela per poi riapparire sul lato opposto, come prosecuzione naturale in una diversa condizione spazio-temporale. Una modalità che segna un’evoluzione significativa rispetto ai cicli di vent’anni fa, pur mantenendo una coerenza di fondo
nella costruzione dell’immagine, già allora definita da sovrapposizioni di scene differenti, volte a indagare lo stato d’animo e le storie pregresse dei protagonisti.”
Max Rohr, in una lunga conversazione con Lorenzo Bruni, ci tiene a precisare: “L’idea è quella di una sorta di loop temporale… un considerare i limiti del quadro in maniera completamente diversa”. E ancora: “Mi piace l’idea di cose che vanno, vengono o ritornano, che sono davanti o dietro, prima o poi”. Prosegue poi specificando: “Il titolo ‘Somewhere/Sometime’ evoca l’atmosfera sospesa presente in tutti i quadri, ma si riferisce anche a tempi e spazi dilatati…”. Allo stesso tempo, è centrale un altro passaggio: “I miei quadri nascono innanzitutto da dinamiche intuitive, con dei ritmi e delle logiche loro, anche puramente visive, grafiche e pittoriche… è importante non perdere l’aspetto estetico e ludico del lavoro.” Proprio queste parole ci ricordano come i suoi quadri non debbano essere intesi come presentazioni di tesi o sistemi simbolici univoci e impositivi, ma piuttosto come dispositivi aperti, capaci di attivare riflessioni sulle differenze interpretative del mondo e delle immagini, così come sulla storia e sul ruolo della pittura.

Sergio Tossi, che negli ultimi vent’anni ha esposto più volte le opere di Max Rohr nel suo ruolo di gallerista, osserva, che: “in relazione ai lavori in mostra come nella costruzione della “sua” figurazione sia centrale un processo di decostruzione dello spazio fisico e temporale — da cui anche l’emblematico titolo della mostra — articolato in una narrazione fatta di flashback e alterazioni visive. Piani apparentemente inconciliabili diventano così sorprendentemente verosimili; corpi si integrano e si confondono, arti si staccano e ricompaiono in modo quasi beffardo, mentre le immagini scorrono sulla tela come in un loop, tra simboli disseminati nel paesaggio, trasparenze e innesti tra figure maschili e femminili. Il tutto si inserisce in un contesto in cui la componente autobiografica — personaggi e paesaggi — si condensa in una visione onirica di raffinato sapore surrealista.” Importante è notare, rispetto a questo ragionamento, che a contribuire alla riconoscibilità stilistica dell’artista è una tavolozza di chiara matrice nordica, insieme al richiamo a tradizioni artistiche novecentesche.

Antonio Colombo spiega l’impegno che intende dedicare alla futura divulgazione del lavoro di Max Rohr, osservando che: “Nel suo lavoro riconosco una qualità rara oggi: una pittura colta, capace di muoversi tra memoria e invenzione senza mai diventare illustrativa o nostalgica. C’è una sensibilità che rimanda a certa cultura italiana del primo Novecento, non tanto per citazione diretta quanto per atmosfera. In questo senso, il suo lavoro mi fa pensare anche ad un immaginario letterario – da Carlo Emilio Gadda alla scrittura legata alla montagna – dove personaggi, animali domestici e da cortile, utensili disparati e ambiente si intersecano e si umanizzano. È proprio questo mondo, insieme ad una forte coerenza pittorica, che mi interessa sostenere e con cui desidero interagire. Riconosco in Max momenti di religiosità immobile, tipici di Tullio Garbari e di altri pittori trentini come Gigiotti Zanini, Gino Panchieri e del pittore carabiniere Francesco Di Terlizzi, caro ad Edoardo Persico tanto che ne curò una personale alla Galleria Il Milione a Milano.
– Ma questa è roba vecchia – , chiosa Colombo ironicamente…
Voglio accompagnare il lavoro di Rohr, di cui spesso parlavo con stima insieme all’amico Luca Beatrice, in un percorso di maggiore visibilità, mantenendo però intatta quella dimensione di profondità e di ricerca che lo rende, a mio avviso, una voce necessaria nel panorama contemporaneo.”

MAX ROHR è nato a Bolzano nel 1960. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Vienna ha vissuto nella stessa Vienna, poi a Roma e a Firenze, per tornare da qualche anno nella sua città natale. Fin dai primi anni post accademia ha iniziato una intensa attività espositiva con la sua pittura figurativa estremamente originale e visionaria, dove le influenze di arte inizio novecento si sommano a cromie nordiche, ad influenze letterarie e cinematografiche, oltre ad una fondamentale componente autobiografica, per giungere infine ad una costruzione complessa ed articolata dell’immagine. Nel suo curriculum figurano una serie di mostre personali in varie gallerie tra cui ricordiamo Polaris (Parigi), Liliana Maniero (Roma), Sergio Tossi (Prato, Firenze), Giovanni Bonelli (Mantova) ed Antonella Cattani (Bolzano). Numerose anche le partecipazioni ad importanti collettive pubbliche tra cui Sui Generis (PAC, Milano, 2001), Italian Factory (Venezia, S.Maria della Pietà, 2003; Strasburgo, Parlamento Europeo, 2004), Anteprima Quadriennale di Roma (Torino, Promotrice Belle Arti, 2004). Di lui hanno scritto, fra gli altri, Luca Beatrice, Valerio Dehò, Alberto Fiz, Luigi Meneghelli, Alessandro Riva. Le riviste Arte Mondadori e Juliet gli hanno dedicato copertine ed articoli. Max Rohr ha grandi passioni per la musica americana, per il design novecentesco e per l’abbigliamento anni 30/40/50. Nella pausa espositiva dopo l’ultima mostra ha continuato a dipingere nei suoi atelier di Bolzano e Collalbo, dedicandosi collateralmente, e con riscontro internazionale, a disegnare un’esclusiva linea di maglieria con evidenti richiami alle sue passioni. La rivista anglo/giapponese Men’s File gli ha recentemente dedicato un lungo articolo.
Dal 2025 è iniziata la collaborazione con Colombo’s Gallery di Milano. Nel maggio del 2026 la prima personale negli spazi della galleria.

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